Associazione abitanti di via Giolitti e delle strade limitrofe

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Al Soprintendente ai Beni Archeologici di Stato

Prof. La Regina

Alla Direttrice dell’Acquario dott. N. Cardano

Al Sovrintendente ai Beni Archeologici

del Comune di Roma Prof. Eugenio La Rocca

Al Funzionario responsabile per il c.d. Tempio di

Minerva Medica della Soprintendenza

Archeologica di Roma Dott. C. Mocchegiani

Oggetto: 1. Richiesta di immediata protezione, con l’inserimento di una cancellata, dei Trofei di Mario, piazza Vittorio Emanuele II, esposti a un grave degrado

2. Richiesta tutela e salvaguardia dei beni archeologici presenti nel Rione Esquilino,in particolare del c.d. Tempio della Minerva Medica

3. Apertura dell’Acquario alle esigenze culturali e sociali provenienti dal territorio

La sottoscritta Capozio Maria Prassede, rappresentante dell’Associazione Abitanti di via Giolitti e delle strade limitrofe, che da tempo si sta impegnando per aprire i luoghi di grande interesse archeologico, artistico e culturale presenti all’Esquilino, denuncia:

il grave stato di abbandono in cui versano i Trofei di Mario che, del tutto incustoditi, sono ormai ricettacolo di immondizie varie, nonché orinatoio più in voga di tutta Roma. Molti cittadini si chiedono come mai non sia stata allestita una cancellata di protezione che ne garantisca la salvaguardia e li sottragga ai numerosi affronti subiti quotidianamente.

Nessun intervento serio e valido è stato messo in atto per migliorare le condizioni del c.d. Tempio di Minerva Medica che, a detta degli studiosi (vedi studio Enea) è il monumento più a rischio di crollo di tutta Roma. Da mesi ormai è stato allestito semplicemente un ponteggio, dopo la caduta di vari frammenti denunciata dall’Associazione al dott. Moccheggiani, senza che sia stato fatto alcun lavoro di restauro o di manutenzione.

Inoltre l’Acquario, che è una delle poche strutture esistenti in un territorio fortemente deprivato, non offre e non ospita iniziative culturali che sappiano accogliere e raggiungere i bisogni degli abitanti, venendo meno alla funzione di centro promotore di una realtà complessa come quella dell’Esquilino, ma ricca di potenzialità umane e artistiche. L’Esquilino non ha bisogno di cattedrali nel deserto!

 

Ci auguriamo che venga recepito il carattere fortemente costruttivo della nostra protesta, che è tesa unicamente a sollecitare una maggiore attenzione e cura da parte delle autorità competenti nei confronti di Beni di grande valore.

 

Non sarebbe la prima volta che la riqualificazione di un territorio parte anche dalla fruizione vera di Beni culturali e che la cultura stessa assolve al suo ruolo "terapeutico" in un territorio che va sempre più degradandosi.

Roma, 19/2/2001

La Rappresentante dell’Associazione

Maria Prassede Capozio