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di
ALFREDO VACCARELLA
CENTO contro trenta. Urla, spintoni, insulti ai vigili urbani durante il
blitz, fino all'arrivo di polizia e carabinieri; e una folla dispersa
solo fra sinistri mormorii e promesse di vendetta, con un maresciallo
dell'Arma malmenato. Piazza Vittorio, martedì 6 febbraio 2001, ore 13 e
5 minuti: è la rivolta dei clandestini nordafricani. Un territorio di
frontiera. Un territorio controllato, forse anche più di altre zone
della Capitale, certo; ma pure un territorio dove quello che è il
dovere delle forze dell'ordine, far rispettare la legge, diventa sempre
più difficile. E' l'Esquilino, che ieri a visto svolgersi nel suo seno
- a piazza Vittorio all'angolo con via Mamiani - un episodio gravissimo;
e forse solo il sangue freddo di un comandante della Municipale, il
colonnello Antonio Di Maggio, ha potuto evitare il peggio, ha potuto
impedire che una parola di troppo, una mossa sbagliata si trasformasse
in un linciaggio. Il lavoro dei vigili del Nucleo Esquilino e di quelli
del Servizio Decoro Urbano, in tutto una trentina, era iniziato alle 12.
Soliti controlli, solito bilancio: 25 sequestri, alcuni denunciati,
alcuni stranieri fuggiti, per lo più maghrebini. Tutto normale, fino
alla scintilla. Sono le 12 e 30 quando viene fermato Ahmed R., 35 anni.
Fermo all'angolo con via Mamiani, sta vendendo materiale elettronico
rubato e non fa in tempo a darsi alla fuga. Il marocchino non ci sta,
comincia a scalciare, a dimenarsi, a gridare; con uno scossone riesce a
liberarsi. La sua è una corsa di pochi metri, utile giusto per
rifugiarsi sotto un camion. Ma deve essere uno che conta qualcosa, nella
geografia criminale di piazza Vittorio; quando i vigili circondano il
veicolo, a loro volta vengono accerchiati da una folla minacciosa. Sono
almeno un centinaio di connazionali dell'uomo che gridano, lanciano
accuse, si stringono sempre più intorno. C'è poco spazio per le
trattative, gli uomini di Di Maggio non mollano, i nordafricani nemmeno.
E' allora lo stesso dirigente dell'Unità Operativa a chiamare i
rinforzi, sollecitando l'arrivo di polizia e carabinieri. E va detto
che, almeno qui nelle terre di frontiera, il coordinamento interforze
funziona alla perfezione: una pattuglia appiedata di due militari della
Compagnia Piazza Dante, diretta dal capitano Arturo Guarino, arriva in
contemporanea con le tre volanti del Commissariato Esquilino ed il
dirigente Antonio Franco in persona. E' quello che serve per far
arretrare i rivoltosi - in 20 comunque verranno identificati - e
lasciare spazio di manovra alle forze dell'ordine. Sono i carabinieri ad
estrarre Ahmed da sotto al camion: l'uomo comunque non si arrende e
continua a picchiare come può; ne farà le spese un maresciallo capo,
guaribile in 5 giorni, mentre lo straniero sarà arrestato per
resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
Ma fin qui è solo la cronaca della giornata di ieri, considerando che
già stamattina si replica con i controlli. Nel clima di tensione
arroventato, è Di Maggio a spiegare che "abbiamo avuto paura che
la situazione potesse degenerare ulteriormente, abbiamo dovuto cercare
di mantenere il controllo dei nervi e di contenere le proteste. Credo
che sia opportuno procedere a controlli più frequenti al fine di
ristabilire le condizioni per una maggiore vivibilità della piazza:
qualcuna di queste persone è protetta anche dai titolari dei banchi,
che chiudono un occhio, che favoriscono e concorrono nelle attività
illecite".
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