I Sepolcri

 

Negli anni 1916-19 IS, lungo la antica Via Celimontaria, all’incrocio fra Via Statilia e Via di S.Croce in Gerusalemme, ad ovest della Villa Wolkonsky (oggi sede Diplomatica Inglese), sono venuti alla luce cinque sepolcri allineati, con la facciata quasi parallela al margine sud della Via Celimontana, databili in età repubblicana e, comprese le successive fasi di riutilizzo, fra la metà del fl sec. a.C. ed il tardo I sec. d.C.

Il gruppo di monumenti è stato esplorato e rasciato visibile grazie ad un’opera di protezione realizzata dal Comune di Roma. Tutta la collina che ospita la Villa Wolkonsky, e che fiancheggia la Via Celimontana, è stata oggetto, dal 1886, di scavi, che hanno portato alla luce altri sepolcri, come il Colombario di Tiberio Claudio Vitale, il Sepolcro dei Servilii, ed un gruppo di monumenti sepolcrali, scoperti nel 1899, lungo la Via di SCroce in G~Ttisalemrne, in direzione di Porta Maggiore.

Il primo dei nostri sepolcri da sinistra (A), di forma parallelepipeda, ha facciata in blocchi di tufo, alto basamento e cornice terminale (ora perduta). Sulla fronte, ai lati della piccola porta, sono ricavati, negli stessi blocchi di tufo, due motivi decorativi, raffiguranti due scudi rotondi, mentre sopra all’architrave è incisa l’iscrizione:

P. QVINTIVS.T.L LIBR

QVINCTLkT.L.VXSOR

QVINCTIA.P.L.AGATEA.LIBERTA

CONCVBNA

SEPVLCR. HEREDES

NE SEQtJATVR

I nomi menzionati fanno attribuire la tomba a Publio Quinzio Libri’arius> ed a sua moglie Quin:ia, entrambi liberti di un TÙo Quin.io, e ad una Quin.~’ia Agatea, liberta del primo che, dopo la morte della moglie, ne prese il posto in qualità di concubina; segue la prescrizione che il sepolcro non dovesse passare agli eredi.

Nel vano del sepolcro si distingue una piccola cella, con pareti mtonacate, ed un bancone di fondo. Si sono rinvenute otto sepolture, delle quali quattro ad incinerazione, inserite in loculi, ricavati in un secondo rcn~ro nella parete di fando, al di sopra del bancone, e quattro ad inumazione, scavate direttamente nel tufo del pavimento. Delle deposizioni attribuibili agli antichi proprietari della tomba, citati nell’epigrafe, resta solamente la prima a sinistra, mentre le altre sono posteriori.

Il sepolcro seguente (B), viene detto anche Sepolcro Gemino, in quanto è composto da due vani, con celle ed ingressi distinti, ma con prospetto e parete divisoria in comune. Sulla facciata, in blocchi di tufo, ai lati degli ingressi, sono inseriti lastroni di peperino e di travertino, nei quali sono ricavati i ritratti dei defunti, sotto archetti distinti, mentre le iscrizioni sono scolpite direttamente sui blocchi di tufo; un listello verticale, che riproduce una lunga lancia, divide anche otticamente le due parti del sepolcro.

Sul sepolcro di sinistra sono i ritratti, rozzamente scolpiti, di tre personaggi: uno femminile velato e due virili. L’iscrizione sottostante, su cinque righe, in parte erase, appare alquanto rimaneggiata:

CLODIAE.N.L.STACTE.N.CLODIVS.N.L

L NIARCR’S.L.F.PAL.ARMITRVPHO

M.ANNIVS.M.L.HILARVS

HOC MONIMENTVM HEREDES

NE SEQUATUR C.ANNAE.C.L.
PAL
QVINCTIONIS

I nomi appartengono a cinque liberti e discendenti di liberti delle famiglie Clodia, Marcia cd Annia, di questi solo l’ultimo nome, Anneo Quincione, appartiene all’iscrizione primitiva, mentre gli altri quattro furono iscritti in un secondo momento, dopo aver era.so le iscrizioni precedenti. come sembra confermato dal rapporto numerico fra i nomi ed i personaggi ritratti. Il primo nome, Clodia Stacre, corrisponde alla donna raffigurata a sinistra, mentre l’ultimo, Anneo Quinzione, alla figura virile a destra; il ritratto centrale dovrebbe, invece, identificarsi come quello di Nevio Clodio.

Sul sepolcro di destra, è il ritratto di due figure femminili, delle quali la seconda con il capo velato; sottostante è l’iscrizione, mutila, con i loro nomi:

~CAE’~ lA. PLOTL~ [AJL

APOLLONIA .S.

LI. l-4u~ vani del Sepolcro Gemma, che mostrano ulteriori divisioni iuit~mne, si presentano piuttosto devastati ed interess~àtI da vari

rimaneggiamenti successivi. Le pareti di fondo, di epoca originale, sono in opera quadrata di tufo, mentre le pareti in opera reticolata, compresa quella divisoria fra le due celle, vanno attribuite a restauri. Lungo le pareti laterali del primo sepolcro a sinistra (delle famiglie Clodia, Marcia ed Annia), si trovano tre loculi per parte con due vasi cinerari ciascuno, mentre nel vano del sepolcro di destra, senza loculi, furono rinvenuti ben quattordici vasi cinerari di terracotta, posati sulla fondazione di un muro divisorio in calcestruzzo, nel quale è stata scavata anche una tomba a fossa.

Il sepolcro successivo (C), detto Colombario Anonimo, ha la facciata completamente distrutta, eccetto scarsi blocchi del basamento, si presenta completamente rimaneggiato e, in alcuni punti, interamente ricostruito. Era diviso in due ambienti da un muro parallelo alla facciata, del quale resta solo qualche traccia, e, nell’assetto originario, non aveva sepolture lungo le pareti. Sulla parete di destra, in opera reticolata, sono tre nicchie di età posteriore, delle quali quella centrale è decorata con una conchiglia dipinta di verde-azzurro e, sottostanti a queste, si intravedono quattro loculi, anch’essi di età successiva, con due vasi cinerari ciascuno. Nella parete di sinistra, entro un muro in laterizi, si aprono altri loculi, con cinque vasi cinerari incassati, che, tuttavia, si pensa appartengano al sepolcro adiacente (B). Nel pavimento era scavata, infine, una piccola sepoltura ad inumazione per bambino, coperta di tegole e con corredo costituito da un balsamario di terracotta e due sonagli di bronzo.

Adiacente al Colombario Anonimo, segue, alla sua destra, il piccolo ed elegante Sepolcro dei Cesonii (D), appartenente alla tipologia dei monumenti funebri in forma di ara, costruito in blocchi di peperino e di tufo, e venuto in luce nel 1918, successivamente al gruppo di monumenti precedenti. Del sepolcro è stata scoperta solo la facciata, che presenta, al centro, un riquadro rettangolare che conteneva un rilievo, fiancheggiato da due elementi decorativi, ora interamente perduti, e, soprastante a questo, un blocco di travertino (mt.l,37 x 0,60), nel quale è una tabella con il nome del proprietario, A. CAESONIVS A.F. COL. PAETVS, e dei suoi liberti, A. CAESONIVS A.L. PHILEMO, TELGENNIA P. L. PHILVMNIA, quest’uluma ancora vivente quando l’iscrizione venne incisa, conio indica la lettera V che segue il suo nome. Il sepolcro sorse isolato e venne solo successivamente affiancato, sul lato sinistro, da un altro nucleo, che presenta, un pilastro in peperino ed un riquadro in opera reticolata che appare attraversato, all’estremità dell’architrave, da tre condutture in terracotta. Su questo quinto sepolcro, si nota la presenza di una· lettera dell’alfabeto greco (theta), che si usava nell’epigrafia sepolcrale per indicare che un personagoio nominato come vivente, è, nel frattempo, morto. Alla destra del Sepolcro dei Cesonii si è scoperto, inoltre, nel 1943, un sesto sepolcro, del quale èvisibile solo l’angolo del basamento.

Questi sepolcri monumentali, furono, dunque, costruiti l’uno dopo l’altro, con le facciate allineate sulla strada e le celle interne incassate nel banco di tufo alle loro spalle, cosi da risultare semisotterranee; per queste caratteristiche essi possono accostarsì alle tombe rupestri. 11 primo ad essere costruito (metà Il sec. a.C.), deve essere stato il Sepolcro Gemino (B), seguito da quello dei Quinzi (A), dal Colombario Anonimo (C) e da quello dei Cesonii (D). Alla fine dell’età repubblicana, i primi tre monumenti citati, subirono vari interventi di ricostruzione, che resero possibile un loro ulteriore utilizzo, almeno fino al I sec. dC., come testimoniano i bolli impressi sui mattoni rinvenuti nel colombario. Tra la fine del I sec. d.C. e ‘inizio del seguente, il graduale innalzamento del terreno del piano di calpestio seppellì i sepolcri, assicurandone, in tal modo. la conservazione nel tempo.