II puntata

Quando finalmente giunsero al Palazzo, scoprirono con rammarico che papa Ciompi vagava ecumenicamente per l’orbe conosciuto, lontano dall’urbe, predicando la pace, la fratellanza, l’amore e la tolleranza universali. Delusi, si rifugiarono e temporaneamente ristorarono nell’Alambra, il magnifico tempio insieme sacro e profano della comicità, che la munificenza dei severi Priori aveva approntato per loro, confidando che i circenses sostituissero il pane e distraessero quella torma vociante. Nei tempi brevissimi richiesti dalla distruzione degli storici interni e dal restauro dell’involucro, avevano rinnovato una tradizione scomparsa, ma ancora viva nel cuore dei Cocci, avevano ripristinato le terrificanti maschere che una mano antica aveva posto a guardia del tempio, circondato l’Alambra con un anello percorribile da enormi carrozze, messo a guardia di esso un terrificante mostro metallico.

L’indomita plebaglia non si era lasciata ingannare né tantomeno spaventare. Subito, riuscendo a trarre dalla sua parte uno speciale corpo di armati guidato dal Capitano del popolo, era uscita allo scoperto per assestare un formidabile colpo agli immondi commerci che si svolgevano quotidianamente nella piazza del mercato, il cuore della città un tempo vivo e variegato. Ora enormi topi scorazzavano tra i banchi in mezzo ai pani ai pesci ai lombi alle verzure. I Riu Telli prima della fuga, e poi i severi Priori, avevano emanato numerosi editti sulla pubblica igiene, arrivando a predisporre perfino idonee sedi per la vendita dei prodotti deperibili e non deperibili, ma l’inefficacia degli atti era sotto gli occhi di tutti.

Tremendi fendenti distribuiti qua e là lasciarono temporaneamente tramortiti i severi Priori che, coadiuvati dal famoso maestro delle Arti Meccaniche, inviarono i loro messi per cercare di convincere i Cocci con un magico tamtam: trasferimento in itinere, trasferimento in itinere. Ma questi non capivano più il latino, la lingua dei dotti, sostituita nell’uso quotidiano dal volgare, che semplificava rapporti e comunicazioni. Solo alcuni degli eretici erano ancora in grado di decifrare il messaggio, ma finsero di non capirlo e intensificarono l’azione.

Anche i severi Priori alla fine gettarono la spugna, quando più violenta si fece la lotta ai vertici del potere e lo scontro si ampliò a tutto l’impero. Li sostituì un podestà, che si prefisse di portare a compimento le intraprese iniziate e di ristabilire l’ordine, coadiuvato dal nuovo console che prometteva di essere migliore del precedente; questi, nella sua smania di protagonismo, aveva più volte minacciato di rendere pubbliche informazioni sulla dinastia Hua ormai alla portata di tutti.

(continua)