L’ALBA DEL NUOVO MILLEVO
I puntata
Quell’anno un gran disordine si diffuse sotto il cielo. La città fu attraversata da violenti e profondi contrasti. Dopo la rotta e la fuga ignominiosa degli eserciti dei Riu Telli, i Monti e i Meru Lana si insediarono tranquillamente sul campo di battaglia lasciato libero e lo presidiarono giorno e notte senza più tema di dover attaccare e di essere attaccati.
Intanto le torme dei Tiocci, severi Priori e protervi signori delle vie e delle piazze, ingaggiarono un’aspra e silenziosa battaglia con i Cocci, intellettuali laici e presuntuosi delle Università che pretendevano l’esclusiva del sapere. Varie eresie aggiunsero fiamme alle fiamme. I Supracielisti seguaci degli Umiliati, i Vivibili amici dei Catari, i Giolittici affiliati ai Fratelli del Libero Spirito, i Porta legati a doppio filo a Maghi ed Alchimisti fecero un gran chiasso sulla contemporanea presenza di due principi, il Bene e il Male, il Corpo e lo Spirito. Tanto più che cominciarono a mettere in questione la proprietà privata, la libera e non controllabile iniziativa commerciale, con grave pregiudizio dell’Ordine e delle Istituzioni.
Facendo di nascosto propagandare il libero amore e l’assoluta promiscuità come mezzo di perfezionamento dell’anima per poterli meglio distruggere, i severi Priori cercarono di confinarli nei loro siti, resi più immondi dai cumuli di immondizie sotto cui cercarono di farli scomparire, aiutati da danarosi alleati, nobili discendenti della dinastia Hua. Nessun’arma fu risparmiata: ma quelli tornavano a blaterare, spuntando dai cartoni e cartoncini, dai resti di rifiuti organici sotto cui li avevano sommersi. Neppure una selva di sputi era riuscita a fermarli.
Barbari, ingrati- gridavano inviperiti i Tiocci ai Giolittici - avevamo in progetto per voi un bel parco naturale, con pecore e pecorelle pascolanti tra i binari di un avveniristico trenino blu non ancora inventato… stavamo studiando per voi una robusta cura del ferro per tenervi in salute…guardate la vostra via, è già tutta rossa…- E agli altri - Cordoli gialli fiammanti come serpenti sibilanti stanno già decorando le vostre strade, impedendo ai nemici di attraversarle senza permesso e motivazione… Ma se questo è ciò che preferite…
Anche la lotta tra le Arti divenne incandescente. Il primo a scendere in campo era stato il versatile maestro delle Arti Meccaniche Toffa Rielli, il celebre inventore della segreta indelebile vernice per proteggere portici e affreschi, pratico anche di medicina, alchimia, pittura e costruzioni. Presi pochi sacchi e saccottelli, vi aveva sistemato i progetti architettonici di città terrene da contrapporre agli utopici e ideali modelli costruiti dai Ce Cini - i superbi maestri delle Arti liberali del Trivio e del Quadrivio; i piccoli prototipi di macchine per calcolare i guadagni che nel segreto della sua mente aveva chiamato registratori di cassa; gli strumenti di navigazione che avrebbero reso le rotte cittadine più belle, più adorne, più sicure.
Egli aveva tramato con le autorità schierando potenti strumenti grammaticali, retorici e dialettici, vaste conoscenze aritmetiche, geometriche, commerciali, musicali e astronomiche. La sua saggezza pratica, la sua vasta e diretta conoscenza del mondo avrebbero trionfato. Avrebbe scavalcato i severi e arcigni Priori, quei Tiocci dai progetti troppo definitivi e poco malleabili, con ben meditate alleanze.
Ma l’esame pubblico doveva comunque svolgersi. I Priori dai ricci capelli e dal viso corrucciato avevano scrutato i contendenti. Come braccio sacro della Chiesa e custodi della Rivelazione avevano già deciso a chi assegnare la "licentia docendi ac governandi ac pianificandi".
L’examen si era apparentemente svolto con regolarità. Nel conventus publicus ciascuno aveva esposto le sue tesi sull’argomento e si era difeso in una disputa con gli studenti che li attaccavano. Avevano perso entrambi tra le risa dei retori, i lazzi dei grammatici, gli sberleffi dei dialettici. E tuttavia entrambe le ardite e contrapposte soluzioni cercavano le loro vie di attuazione.
I Cocci allora, emergendo per un attimo dal lezzo orrendo in cui erano stati confinati, si appellarono direttamente a papa Ciompi, che aveva fama di carattere mite, semplice e aperto. Ma non era così ingenuo come dava a vedere. Qualcuno sussurrava che fosse un seguace della filosofia gnostica e che dietro il disarmante sorriso stampato sul suo volto si nascondesse una volontà di ferro, una capacità di scelta sicura, una indisponibilità al compromesso.
Il viaggio era stato lungo e faticoso. Erano stati assaliti dai briganti, avevano incontrato dei saltimbanchi, tra cui la famosa romana Pao Lella, che aveva acquisito un bellissimo occhio a mandorla dopo essere andata sposa a un cinese di quella colonia che si era insediata nella sua città dopo il ritorno di Marco Polo dal viaggio in oriente. Una donna molto vitale. Di seta vestita, aveva anticipato i tempi accaparrando tutti i possibili scantinati, i più reconditi anditi, i più segreti anfratti che aveva riempito nottetempo di balle e balletti, marcando il territorio con splendide rosse lanterne, che faceva comparire e scomparire a seconda dell’umore giornaliero delle autorità. Aveva promosso con il loro aiuto vere e proprie società e varie commende, associazioni limitate nel tempo, per finanziare viaggi d’affari e promuovere il commercio. Aveva escogitato la viabilità manuale, facendo percorrere con piccoli e innumerevoli carrelli trainati da fanciulli e da gente minuta, disposta a lavorare gratuitamente per un lungo periodo di tempo, tutto il territorio, che ferveva finalmente di iniziative dopo il decadimento cui era andato soggetto. Aveva sperimentato pratiche magiche e alchemiche su cibi e cibarie, su oggetti di uso quotidiano, sui piccoli ninnoli e monili per bambini, certa dell’impunità che sembrava assicurata alla sua gente e confortata dalla lunga tradizione attestata dai luoghi.
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(continua)
E.C.