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La Storia  | I Monumenti | Immagini del rione

La Chiesa di S.Bibiana fu edificata nel secolo V dal papa Simplicio presso la villa ed il ninfeo di Licinio. Nel 682 il papa Leone II vi trasferì i corpi dei martiri Simplicio, Faustino e Beatrice in un arca marmorea che poi venne trasferita  nella Basilica di  S. Maria Maggiore. L'attuale aspetto si deve alla riedificazione effettuata dal papa Urbano VIII per l'anno giubilare del 1625. All'interno si trova la statua di S.Bibiana opera insigne del Bernini Sono altresì presenti affreschi e dipinti di Pietro da  Cortona recentemente restaurati.

Il giardino di piazza Vittorio Emanuele II per anni abbandonato alla triste sorte di pattumiera del rione da qualche tempo ha riacquistato parte del suo antico splendore grazie ai lavori di ristrutturazione recentemente effettuati. All'interno tra cedri del Libano, platani e oleandri, spicca per importanza un notevole complesso archeologico, chiamato "I Trofei di Mario" secondo la tradizione, a causa di due gruppi marmorei, oggi sul Campidoglio, che risalivano, invece, all'epoca di Domiziano. La costruzione, in cui si possono individuare tre piani, è del terzo secolo, probabilmente costruita per volere di Alessandro Severo. Accanto è situata  la Porta Magica unica parte rimasta della villa del marchese Oddone Palombara che venne demolita per far posto all'odierna piazza. Forse la porta, venne preservata  per scaramanzia perché tutta la struttura è ornata da scritte sibilline (anche in ebraico) e simboli cabalistici che la tradizione popolare indica come formule  usate dagli alchimisti per tramutare il piombo in oro .

Il Tempio di Minerva Medica è un chiaro esempio di come un  monumento di grandissimo valore (oltretutto ben conservato) non solo non sia tenuto nel giusto conto negli itinerari turistici tradizionali ma addirittura sia sempre chiuso e di fatto funzioni come uno spartitraffico per le linee  tranviarie adiacenti. Non si capisce perché alle volte un semplice pezzo di muro antico possa far fermare  lavori anche urgenti, mentre  opere che tutto il mondo ci invidia spesso vengano completamente dimenticate .

La Basilica patriarcale di S. Maria Maggiore deve essere considerata la perla del quartiere con la sua magnifica facciata, opera del Fuga, che si affaccia sull'omonima piazza che è dominata da una colonna corinzia, l'unica giunta intera ai giorni nostri tra quelle che ornavano la Basilica di Massenzio. Fu PaoloV che affidò a Carlo Maderno il compito di sistemare la colonna; compito che l'artista portò brillantemente a termine collocandovi alla base una armoniosa fontana, decorata con draghi e aquile in pietra, mentre sul capitello fece poggiare una Madonna bronzea, con Bambino, opera del Berthelot. Secondo la tradizione l'attuale tempio sorge sopra l'antica "basilica liberiana", così denominata perchè costruita da papa Liberio sul luogo in cui la notte tra il 4 e il 5 Agosto 352 apparve la Madonna al Pontefice chiedendo che venisse edificata una chiesa in suo onore  nel punto in cui, il mattino seguente, i romani avessero trovato la neve. La Basilica nei secoli ha subito diverse trasformazioni fino ad assumere l'aspetto attuale ad opera di Ferdinando Fuga. La maestosa facciata settecentesca basata sugli effetti chiaroscurali dovuti ai cinque ingressi ornati da cancellate e sovrastati dalla loggia delle benedizioni si comporta da base rispetto allo splendido campanile romanico del 1370 . La struttura interna è costituita da tre vaste navate senza transetto. All'interno si possono ammirare splendidi mosaici del IV o V secolo; è invece del 1295 il mosaico absidale raffigurante il Redentore e la Madonna. I Papi Sisto V e Paolo V aggiunsero ai lati due preziose cappelle che presero il nome di Sistina e Paolina. Alessandro VI Borgia fece completare il soffitto in legno a cassettoni, secondo la tradizione ricoperto con la prima quantità di oro giunto dal nuovo mondo, dono dei cattolicissimi re di Spagna. Nella cappella Sistina si può ammirare il presepio scolpito da Arnolfo di Cambio voluto per celebrare la mangiatoia in cui fu deposto Gesù Bambino, reliquia custodita sotto il baldacchino. All'interno sono sepolti i papi PaoloV, Sisto V, San Pio V, Clemente VIII e Clemente IX.

L'Acquario Romano è un monumento inaugurato nel 1887. Sorge nel mezzo di Piazza Manfredo Fanti, uno dei tre spazi aperti (gli altri sono piazza Dante e piazza Vittorio) inseriti nell'Esquilino per  interrompere l'andamento ortogonale dei palazzi voluto dal Viviani nel suo piano regolatore del 1873. Singolare l'origine di questo edificio; nei piani di Pietro Carganico  doveva essere adibito a stabilimento per piscicoltura in modo da dotare la nuova capitale d'Italia di una nuova risorsa per l'alimentazione. L'architetto Ettore Bernich che ne curò il progetto e la realizzazione in realtà assegnò ai sotterranei del palazzo il ruolo di stabilimento dotando  il giardino di un laghetto (ora andato perduto) che assicurava il ricambio dell'acqua. L'edificio vero e proprio nacque con il pretesto di ospitare delle vasche con degli acquari (da cui il nome) ma in realtà fu sviluppato in un'ottica di un uso polifunzionale che privilegiasse le esigenze (balli, convegni, spettacoli) della nuova borghesia che avrebbe abitato nel  rione Esquilino.  La grande luminosità e lo stile vagamente liberty dell'interno viene esaltato dalle pitture dei maestri romani dell'epoca tra cui il prof. S. Silvestri. La natura polivalente dell'edificio e la sua incerta destinazione d'uso fin dall'inizio causò problemi alle varie società che ne curavano la gestione. Per questo, nel corso degli anni, l?acquario Romano venne utilizzato come teatro, cinema, magazzino del teatro dell'Opera, stazione di pulman. Solo da pochi anni grazie a un sapiente restauro questo monumento è stato recuperato al suo antico splendore.

Porta Maggiore  così detta nel Medioevo, perché la più grande di tutte quelle  affrpm.jpg (63441 byte)delle mura costruite da Aureliano intorno alla città, serviva in origine a sostenere i  due acquedotti della Claudia e dell'Aniene Nuovo, condotti da Caligola e da Claudio in Roma dall'alto corso dell'Aniene. La sua architettura a rustico bugnato di travertino è una caratteristica dell'età di Claudio, che dà maggiore risalto ai volumi e accentua ieuris.jpg (62568 byte) chiaroscuri delle membrature. Sotto i due fornici passavano Labicana e Prenestina, oggi fuse in una sola. Nell'età di Aureliano divenne una delle porte del nuovo recinto urbano, restringendo l'altezza e l'ampiezza delle arcate. Accanto alla porta è situato un altro monumento di grande interesse : la tomba di Eurisace.

    Forse non tutti sanno che a Porta Maggiore, nel sottosuolo, c'è una splendida Basilica neopitagorica sotterranea, l'unica per i culti misterici, che sia sopravvissuta intatta fino a noi. La sua scoperta, avvenuta nel 1917, fu casuale in quanto solo per un cedimento delle linee ferroviarie sovrastanti ci si accorse della presenza di questo singolare monumento. Nel 1951 al fine di preservare la basilica dalle vibrazioni dei treni e dalle infiltrazioni di acqua venne costruita una soletta di cemento armato con una intercapedine ora trasformata in un piccolo museo . Nel I secolo in questo luogo suggestivo venivano celebrati i culti relativi alla reincarnazione, ed infatti i rilievi dell'abside, spazio riservato al sacerdote, mostrano ancora immagini di purificazione, e gli stucchi che ricoprono le volte delle navate ritraggono simboli misterici e mitologici. La basilica attualmente è chiusa al pubblico; si dice che se si troveranno i fondi per i restauri, aprirà durante l'anno 2000. In realtà più che di veri e propri restauri questo monumento ha bisogno di un  efficiente impianto di aerazione che regoli la giusta temperatura ed  umidità per preservare i pregevoli sbas_sot.jpg (65781 byte)tucchi e gli affreschi che sono rimasti e che regoli il ricambio dell'aria in modo da non recare danno ai visitatori e alle strutture. Ci si meraviglia che con i fiumi di danaro affluiti per il Giubileo e per il gioco del Lotto non si siano trovati i fondi necessari per rendere agibile e fruibile a tutti questo monumento più unico che raro, dato che ormai sono decenni che è chiuso al pubblico. Noi dell'Associazione degli abitanti di Via Giolitti faremo di tutto per pungolare le Autorità competenti a non dimenticarsi ancora della Basilica neopitagorica e ad affrettare i lavori necessari per l'apertura. Daremo grande risalto a tutte le notizie riguardanti  questo singolare monumento e ci faremo carico di avvisare tutti i  nostri iscritti via e-mail per la tanto agognata inaugurazione.

Ad Elena Augusta, madre di Costantino, si deve la edificazione della basilica romana di S. Croce in Gerusalemme. E veramente restano ancora presso la basilica le rovine del Palatium sessorianum che fu certamente di proprietà imperiale e da cui la vicina porta fu appellata nei secoli più antichi Porta sessoriana. Il nome di S. Croce fu aggiunto alla chiesa posteriormente al secolo IV, poichè in quel secolo si chiamava Sancta Hierusalem, data la presenza di parte della Croce miracolosamente scoperta da S.Elena nel luogo del Calvario. In onore della Santa ai tempi si Sisto III venne chiamata anche Basilica Heleniana. La basilica mantenne il suo aspetto originale che doveva essere simile a quello di  S. Lorenzo fino ai tempi di Benedetto XIV che distrutti il portico e l'antica facciata  la sostituì con quella odierna. Il Monumento più antico che si conserva all'interno è la volta della cappella della chiesa inferiore, dedicata a S.Elena, la quale è ricoperta da mosaici la cui origine si attribuisce a Valentiniano III ma che in più epoche restaurati o rinnovati, poco o nulla più conservano del tipo primitivo. Interessante il campanile medioevale annesso alla chiesa.

 

seusebio.jpg (63424 byte)La chiesa di S.Eusebio situata a Piazza Vittorio di fronte al monumento conosciuto come "I Trofei di Mario" è sicuramente una delle più antiche del rione Esquilino.  Si narra infatti che al suo posto nel IV secolo d.C. ci fosse l'edificio in cui abitava il Santo fiero paladino della cristianità contro l' eresia ariana. Proprio per questo si inimicò le autorità del suo tempo tanto da venire rinchiuso nella sua casa fino a trovare la morte per gli stenti. Subito dopo la morte, Eusebio venne innalzato agli onori degli altari e la sua casa divenne un luogo di culto. Delle iscrizioni all'interno ci fanno capire che anticamente la chiesa era stata dedicata anche a S. Vincenzo. Nel corso dei secoli la chiesa è stata più volte riedificata e ristrutturata; l'aspetto odierno si deve a dei lavori radicali eseguiti intorno al  1750 per volere del cardinale Enrico Enriquez 

 

gallieno.jpg (75184 byte)svito.jpg (89626 byte)A due passi da Piazza Vittorio, sulla via Carlo Alberto, addossata all'arco di Gallieno, sorge la chiesa di S.Vito la cui costruzione risale al secolo XV. Della struttura originaria rimane solo la facciata, con portale in marmo ed occhio centrale, e le bifore sulla fhiancata destra. L'interno, una semplice aula rettangolare, presenta sul lato destro un pregevole altare rinascimentale con un bell'affresco del 1483, opera di Antoniazzo Romano raffigurante la Madonna e il fontana.jpg (96223 byte)Bimbo tra i Santi. Nella zona circostante la chiesa e l'arco, che è un gradevole angolo di vecchia Roma nel cuore del quartiere umbertino,  c'è anche una fontana opera dell'architetto Lombardi detta dei "Monti"  costruita negli anni '20.

 

All'incrocio tra via Statilia e via S. Croce in Gerusalemme accanto alla  villa Wolkonsky oggi sede Diplomatica Inglese si trovano cinque sepolcri allineati venuti alla luce negli anni 1916-1918. Il primo a sinistra di forma parallelepipeda con la facciata in blocchi di tufo è da attribuire A Publio Quinzio Liber(atus) e sua moglie Quinzia entrambi liberi di un Tito Quinzio. Il secondo viene detto Gemino in quanto è composto da due vani, con celle ed ingressi distinti, ma con prospetto e parete divisoria in comune. Sul sepolcro di sinistra sono i ritratti, rozzamente scolpiti, di tre personaggi: uno femminile velato e due virili. I nomi scolpiti appartengono a cinque liberi e loro discendenti delle famiglie Clodia, Marzia ed Annia di questi solo l'ultimo nome Anneo Quinzione appartiene all'iscrizione primitiva mentre gli altri quattro furono aggiunti in età successive dopo aver eraso le iscrizioni precedenti. Il terzo sepolcro detto Colombario Anonimo ha la facciata completamente distrutta eccetto scarsi blocchi del basamento. Era diviso in due ambienti da un muro parallelo alla facciata e sul pavimento era scavata una piccola buca per la sepoltura di un bambino. Accanto al Colombario alla sua destra il quarto sepolcro detto dei Cesoni a forma di ara venuto alla luce nel 1918. Il sepolcro sorse isolato e solo successivamente venne affiancato sul lato sinistro dal quinto sul quale si nota la presenza della lettera dell'alfabeto greco theta usata nell'epigrafia sepolcrale per indicare che un personaggio nominato come vivente, è nel frattempo morto. Alla destra del Sepolcro dei Cesoni venne scoperto nel 1943 un sesto sepolcro di cui è rimasto solo l'angolo del basamento.

 

audiotorium1.jpeg (10265 byte)Situato in Largo Leopardi, l'Auditorium di Mecenate fu scoperto per caso insieme ai resti della villa a cavallo delle antiche mura Serviane durante i lavori per l'apertura  di Via Merulana nel 1874.  Si tratta di un'aula absidata lunga 24 metri in cui si distinguono quattro parti: un vestibolo a sud est, costituito da una sorta di aula rettangolare larga 13 metri e larga 5 metri; l'aula vera e propria, larga 11 metri e lunga 13 metri; l'esedra a gradini, che ha un raggio di 5 metri circa; la doppia rampa di accesso, a sud-ovest, è larga circa 3 metri.

 

L'ipogeo degli Aureli è uno dei complessi funerari più importanti della Roma imperiale. La parte più bassa è scavata nel tufo, mentre nella zona più vicina al piano stradale la costruzione è in muratura. L'ipogeo, nella sua forma attuale, è databile, sulla base dei caratteri stilistici, al III sec. d.C. 

Riscoperto nel 1919, sorge a 200 metri da Porta Maggiore. Del piano più alto, in laterizio severiano, resta la parte inferiore. Entrando dall'ingresso antico, a sinistra del quale è il cubicolo superiore, si notano sulle pareti due arcosoli, mentre nel pavimento sono scavate delle tombe a inumazione, più tarde. 

La parete di fondo, più rovinata, recava sulla sinistra la scena del peccato originale e sulla destra la creazione del primo uomo. Sulle pareti laterali sono rappresentate una città e quattro docenti in toga, forse gli evangelisti. 

Scendendo la scala per accedere agli ambienti inferiori, si giunge a due cubicoli. Uno è completamente affrescato, con i nomi dei proprietari del sepolcro (gli Aureli) iscritti nel mosaico del pavimento. 

Le pitture che coprono le pareti sono molto interessanti. Le principali rappresentano undici personaggi in toga, mentre la volta è decorata con scene varie. A sinistra si nota un personaggio con barba nell'atto di leggere un rotolo. Ai suoi piedi pascola un gregge di pecore. 

La scena successiva mostra un uomo in sella ad un cavallo lanciato al galoppo davanti a un tempio, seguito da un gruppo di personaggi, mentre un altro gruppo gli si fa incontro uscendo da una città. 

Su un'altra parete, un personaggio in tunica bianca sembra giudicare alcune persone, mentre, accanto alle porte della città, personaggi vestiti di bianco completano la scena.

 

 

 

 

 


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L’etimologia del nome Esquilino, il più alto dei sette colli, è incerta  forse deriva dall’antico nome latino Esquilinus che molto probabilmente trae le origini dalla parola AEXCULI, gli arbusti di leccio, cari a Giove, che ricoprivano il colle; oppure da EXCUBIAE, le guardie che Romolo mandava in giro per difendersi dagli attacchi dei Sabini di Tito Tazio, ma probabilmente, “AEXQUILAE” era solo la definizione della fascia suburbana che traeva la sua origine etimologica dal verbo "ex-colere", ovvero "abitare fuori" rispetto al nucleo centrale dell'urbe, sviluppato intorno al colle Palatino. Tra il  IX e il VII secolo a.C. l’Esquilino divenne  la zona dedicata alle sepolture: soltanto con Augusto si trasformò in ‘quartiere alto’: cominciarono a sorgere ville lussuose, come quella di Mecenate e di Licinio, e ad essere tracciate importanti vie di comunicazione.Sul colle erano presenti tre cime : Settimia, Crispia e Oppia.Sul Crispio vi era una statua di Apollo con i sandali al fine di proteggere il VICUS SANDALARIUS, quartiere colto di Roma antica. Il rione che , fino a tutto il medioevo,  fu considerato un luogo miserabile e maledetto, ebbe nel Cinquecento una riqualificazione, grazie a papa Gregorio XIII e poi a Sisto V che ebbero il merito di far  costruire la Via Merulana e la strada Felice. Da quel periodo in poi furono edificate nella zona grandi ville patrizie, destinate a scomparire  quando Alessandro Viviani nel 1873 redasse il piano regolatore che prevedeva un grande spazio (Piazza Vittorio EmanueleII), in posizione centrale, rispetto al rione. E proprio il progetto di Piazza Vittorio (come viene usualmente chiamata) che trova pratica realizzazione tra gli anni 1882 e 1887, indica senza ombra di dubbio l'intento di dare un'impronta "piemontese"  al rione destinato a divenire un area residenziale per  la borghesia della nuova burocrazia statale. Infatti solo in questa piazza troviamo i caratteristici palazzi con i portici che, indubbiamente utili per ragioni climatiche a Torino, non hanno trovato fortuna nelle successive realizzazioni architettoniche della Capitale.

  

L'Esquilino in epoca repubblicana

L'Esquilino in epoca imperiale

L'Esquilino in epoca rinascimentale

L'Esquilino agli inizi del '900

Veduta di un plastico che riproduce l'Esquilino in epoca imperiale

Plastico delle terme di Tito

Plastico delle terme di Traiano

Il Capodanno degli antichi romani 31/12/2003

 


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  1. Il teatro Ambra Jovinelli durante i lavori di restauro

  2. Particolare del cinema Apollo 

  3. Entrata del cinema Apollo 

  4. Il cinema Apollo visto da via Giolitti

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  1. L'acquedotto e la nuova centrale ACEA in Via Principe Umberto

  2. L'effetto delle polveri rosse del treno Laziali Pantano su un edificio in travertino

  3. Il treno Laziali Pantano e il Tempio di Minerva Medica

  4. La fermata del treno Laziali Pantano a Via Giolitti

poste1.jpg (73318 byte)1 poste2.jpg (63503 byte)2 poste3.jpg (63516 byte)3 zecca.jpg (80587 byte)4

  1. Piazza Dante : Facciata Palazzo delle Poste

  2. Piazza Dante, Via Tasso : Palazzo delle Poste, angolo

  3. Piazza Dante : Palazzo delle Poste ; particolare

  4. Via Principe Umberto : La Zecca dello Stato

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  1. L'Istituto professionale Galilei all'incrocio tra Viale Manzoni e Via Conteverde

  2. Particolare della ex scuola Silvio Pellico

  3. Il portone d'ingresso della ex scuola Silvio Pellico

  4. La ex scuola Silvio Pellico : 29000 mq inutilizzati

 

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  1.   Particolare dei reperti archeologici rinvenuti a Via Giolitti

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Altri resti archeologici venuti alla luce durante i lavori di scavo a Via Ricasoli tra la ex caserma Sani e la ex caserma Pepe. Qui sotto un articolo apparso sulla Repubblica del 20/03/2001 su questo tema.

E i lavori di Via Ricasoli restituiscono l'antico ninfeo 20/03/2001

Interessante articolo sulla Repubblica del 20/03/2001 sui ritrovamenti archeologici rinvenuti tra Via Giolitti e Via Turati all'altezza della stazione dei Laziali

Superhotel sui tesori romani 20/03/2001

 

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Pregevole fontana del Fontana (allievo del Bernini) che si trova nella caserma a Via Mamiani adibita ad officina per le riparazioni dei mezzi della Polizia di Stato.

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Museo d'Arte orientale a Palazzo Brancaccio in Via Merulana 248

Piazza Vittorio