La guerra di Lettere
preside contro rettore
E per la facoltà
una nuova sede all’Esquilino
Paratore: mi metto a riposo. D’Ascenzo: non voleva la riforma
SIMONA CASALINI
E’ battaglia nella facoltà di Lettere e Filosofia. Ma non sono gli studenti,
loro non ci pensano proprio a risvegliare le pantere. E’ una questione di
vertici, e che vertici: da una parte, il preside della facoltà Emanuele
Paratore, l’ex candidato al rettorato battuto dall’attuale, D’Ascenzo, e
prof che fa della "libertà dai condizionamenti politici", purchè in
odore di sinistra, la sua bandiera, anche detto il presiderambo per via del volo
di quattro metri giù dalla finestra ai tempi del Movimento. Dall’altra il
rettore della Sapienza Giuseppe D’Ascenzo, di cui Paratore, figlio del celebre
latinista Ettore, ha sempre criticato l’operato. Tra i due, dunque, le
scintille non sono certo una novità ma è di ieri una durissima lettera dello
stesso Paratore diffusa ai colleghi e agli organi di stampa per motivare
"tutta la sua amarezza e il suo dissenso" verso D’Ascenzo. Una tale
diversità di vedute da spingerlo, pur non dimettendosi come invece aveva
garantito in caso di sconfitta per il Rettorato, a prendersi "un periodo di
riposo". E si è chiamato fuori già da un paio di giorni: la facoltà è
affidata al suo vice, lo slavista Mario Capaldo. Una scelta presa a colpi di
cannone: «D’Ascenzo conduce La Sapienza senza rispettare le regole che
dovrebbero ispirare una seria gestione della cosa pubblica». E ancora, «l’arroganza
del potere e la prepotenza sono le uniche regole che conosce, ereditate dal suo
maggior sponsor, Luigi Berlinguer» che punta «alla frantumazione di una
struttura di così gloriose tradizioni». Paratore contesta anche la presenza
del collega Asor Rosa nel consiglio d’amministrazione dell’ateneo, «perchè
è tutta una filiera del Pci, Pds, Ds». Il preside ha poi ricordato di aver lui
stesso presentato un progetto di decongestionamento della facoltà ma quello che
sta portando avanti D’Ascenzo «è uno smembramento virtuale in quattro sedi,
senza aver gli spazi, i finanziamenti e senza rispetto per gli studenti». E
D’Ascenzo? Gli risponde, eccome, e senza mezze frasi. «Il vero problema di
Paratore è che lui non vuole assolutamente la divisione della sua facoltà
perché questo potrebbe ridimensionare il suo ruolo. E la divisione della facoltà
non l’ho certa decisa io bensì il voto del Senato accademico. E furono
d’accordo anche i 450 professori della sua facoltà, che lo misero in
minoranza. Hanno deciso di muoversi, hanno scelto di dividersi e di dare uno
scrollone a una facoltà ormai "fossilizzata" e con sempre meno
iscritti». Già, però Paratore parla anche di nuovi spazi che però non ci
sono, di divisione forzata solo per far prolificare incarichi… Anche su questo
punto il rettore non ci sta: «Io parlo
agli studenti, interlocutori molto più meritevoli di attenzioni: e dico loro
che per le nuove facoltà di Lettere da novembre avremo a disposizione la
Caserma di via Sani, in via Turati, all’Esquilino, piano questo che è uno dei
cardini che da una parte permette all’università di decongestionarsi e
dall’altra di far rivivere un quartiere che ha problemi. E, sempre
all’Esquilino, nella sede della ex Dante Alighieri si sposta ingegneria e
informatica. E Lettere avrà anche un altro spazio a San Lorenzo,
nell’ex vetreria Sciarra. Tutto questo è stato deciso non da me ma dalla
Commissione decongestionamento. Se Paratore non lo reputa valido, mi dispiace.
Aveva detto che in caso di sconfitta per la carica di rettore si sarebbe
dimesso, ora ha quasi mantenuto la promessa». E le accuse di "filiera
comunista"? «Ma quale politica! A Paratore sfugge che per lo snellimento
della Sapienza si stanno molto adoperando anche Provincia e Regione, non certo
con simpatie rosse».