| Sabato 3 Febbraio 2001 |
di CORRADO NICOSIA
Il vigile di quartiere, inteso come il «bobby» all'inglese, per ora non passa.
Il vigile in ausilio di polizia, carabinieri e finanzieri invece sarà presto
realtà. Con quali mezzi? Senza pistole e manganelli, ma con lo spray urticante
al peperoncino le cui forniture stanno già avvenendo. Un sistema di
coordinamento integrato tra forze di polizia e agenti municipali partirà da
zone a rischio, come l'Esquilino e Tor Bella Monaca. La sperimentazione del
modulo operativo è stata decisa ieri sera durante il comitato provinciale per
l'ordine e la sicurezza. Alla riunione, presieduta dal prefetto Giuseppe Romano,
hanno partecipato tutti i rappresentanti delle forze dell'ordine e degli enti
locali: il questore Giovanni Finazzo, il comandante provinciale dei Carabinieri,
colonnello Baldassarre Favara, il commissario del Campidoglio, Enzo Mosino, il
presidente della Provincia di Roma, Silvano Moffa, e il comandante dei Vigili
Urbani Sandro Renzi.
«Abbiamo concordato le linee strategiche per continuare a garantire alla città
un rete di sicurezza - dice il Prefetto, Giuseppe Romano -. Roma è una realtà
sufficientemente sicura, ma ha alcune aree ben individuate di criticità, dove
occorre svolgere interventi coordinati delle forze di polizia. E tra queste, una
grande risorsa è certamente la polizia municipale, che impiega 6.700 vigili
urbani, i quali possono svolgere un ruolo inciviso anche nella diversità delle
funzioni e dei numeri».
Quali sono a suo giudizio le zone più a rischio?
«Alcuni quartieri periferici, penso per fare un esempio a Tor Bella Monaca,
Laurentino 38, Primavalle e Spinaceto. Poi c’è l’Equilino, dove si
registrano i problemi più gravi».
E il Centro?
«Mi pare ben presidiato, ma credo che bisogna intensificare i servizi
dedicati al contrasto dei fenomeni di criminalità di strada, borseggi, scippi,
e accattonaggio».
Perché è caduta l’ipotesi del vigile di quartiere?
«In linea teorica sono consenziente, ma mi permetto di aggiungere che, per
evitare di creare aspettative o l’illusione di calare a Roma situazioni che
esistono in altre realtà d’Italia, intendiamo per ora sperimentare un
controllo del territorio coordinando tutte le forze di polizia e inserendo tra
queste la polizia municipale».
Che significa in concreto?
«Significa individuare itinerari e obiettivi sui quali i vigili urbani
potrebbero affiancare le forze di polizia. Penso alla regolazione del traffico,
all’abusivismo commerciale, edilizio, ai controlli negli esercizi pubblici».
Ma se il comandante Renzi sostiene che ci vorrebbero almeno seimila nuovi
vigili per svolgere questo lavoro...
«Delle risorse che ha il Comune risponde il commissario Enzo Mosino, il
quale valuterà una diversa utilizzazione delle risorse. Attraverso intese in
sede tecnica, e la sede tecnica è quella della Questura, si sceglierà
un’area pilota, coinvolgendo il presidente della Circoscrizione. Il questore
ha già preso l’impegno di studiare i punti di crisi, individuare, per fare un
esempio, le aree degli incidenti mortali, le fasce orarie più pericolose, in
modo da commisurare le forse in campo alla quota di rischio che si considera
probabile».
E delle patenti sequestrate che si fa?
«Grande tempestività nell’intervento, e poi rigore, il massimo rigore
che la legge consente».
Sei mesi di sospensione sono un massimo che assomiglia a un minimo, non
crede?
«E’ il massimo che può fare il Prefetto, ferme restando le decisioni
dell’autorità giudiziaria. Sei mesi di sospensione e anche la sottoposizione
a revisione».