| Venerdì 2 Febbraio 2001 |
di LUCA BRUGNARA
Motivazione, integrazione e carisma: sono i tre ingredienti indispensabili per
il successo del vigile di quartiere. A sostenerlo è Antonio Di Maggio,
dirigente della Polizia municipale, al comando della terza circoscrizione, che
da oltre un anno coordina con successo questo progetto all’Esquilino. «Tutto
è iniziato nel novembre del 1999 – spiega Di Maggio – sotto la guida del
comandante del I gruppo Giovanni Catanzaro. Il primo intervento è stato alla
scuola islamica di via Turati. Quindi ci siamo mossi prendendo spunto dagli
esposti che la gente di volta in volta presentava. In un secondo momento,
abbiamo cercato di risolvere i problemi legati al traffico. In particolare le
soste irregolari per il carico e scarico delle merci nella zona di piazza
Vittorio, dipendenti dalle attività commerciali gestite in gran parte dai
cinesi. Inoltre abbiamo sostenuto le diverse iniziative di protesta,
indipendentemente dagli schieramenti politici che le proponevano. La presenza
costante nelle strade ha infine consentito di combattere la microcriminalità,
particolarmente diffusa nella zona».
Il progetto vede il coinvolgimento di 17 persone, che aumentano in base alla
necessità. «Sono stati coinvolti agenti del I gruppo e di altre
circoscrizioni. A livello operativo, è uno dei primi esperimenti che vede la
presenza di forze provenienti da tutta la città. E’ stata fondamentale la
collaborazione con le Forze dell’Ordine e con le aziende che operano a Roma,
come l’Acea e l’Ama». Il principale obiettivo dell’iniziativa è
l’instaurazione di un rapporto di fiducia con i cittadini. «Molti di noi
hanno dato anche i recapiti personali – continua Di Maggio – e le chiamate
arrivano a tutte le ore, anche di notte. Per esempio, è capitato di venire a
conoscenza di un omicidio in tempo reale, perché un abitante del quartiere ci
ha immediatamente avvisati. E’ proprio il caso di dire che siamo operativi 24
ore su 24».
L’esperimento dell’Esquilino ha riscosso indubbiamente un grande successo.
«Gli abitanti hanno raccolto le firme perché rimanesssimo - conclude il
comandante - questa è stasta la più grande soddisfazione. L’impegno a
livello personale di ognuno di noi è stato veramente grande ma alla fine
abbiamo raggiunto l’obiettivo: siamo riusciti a instaurare davvero un rapporto
diretto con la popolazione. Per il successo del vigile di quartiere in tutta la
città, molto dipende dalle singole persone coinvolte, dalla capacità di capire
le reali necessità e di far sentire la loro presenza ai cittadini».