Ill.mo Sig. Presidente della Repubblica
Ci appelliamo a Lei come cittadine e cittadini dell’Esquilino, e come Associazione degli abitanti di via Giolitti e delle strade limitrofe, impegnati da anni ad affrontare, con spirito costruttivo e civile, il fenomeno dell’immigrazione, che ha massicciamente investito questo storico Rione del centro della Capitale.
Consapevoli che mutamenti storici di tale portata ci coinvolgono tutti e vanno vissuti con grande senso di disponibilità umana e sociale, abbiamo cercato di dare il nostro contributo per costruire una civile convivenza.
Siamo invece profondamente delusi per come le autorità competenti, l'Amministrazione Comunale, Regionale e il Governo, hanno gestito finora le politiche dell'immigrazione all'Esquilino.
Registriamo infatti una totale mancanza di regole, una totale latitanza delle Istituzioni che hanno preferito di fatto "scaricare" sui residenti i problemi della civile convivenza senza guidare, accompagnandolo, un processo di tale complessità, che sta sconvolgendo profondamente l’identità stessa del Rione.
Questa assenza di governo ha permesso che il territorio venisse letteralmente occupato con un esproprio sistematico del tessuto economico, commerciale, artigianale e, quindi, con uno sradicamento delle normali condizioni di vita. Sono stati chiusi ben 400 esercizi commerciali di varia natura e sostituiti con magazzini all’ingrosso di merce cinese, che vendono tutti lo stesso tipo di prodotto, non rivolti ai residenti, ma solo luoghi di rifornimento di altri mercati anche stranieri, e che quindi impediscono l’esercizio di normali ed elementari bisogni della vita quotidiana di ogni cittadino.
Ci rivolgiamo a lei per denunciare la violazione dell’art. 41 della nostra Costituzione che così recita: "L’iniziativa privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata ai fini sociali"
Questo articolo della Costituzione all’Esquilino è totalmente calpestato, in quanto l’Amministrazione Comunale e Regionale non hanno fatto rispettare la normativa vigente, non hanno apprestato le condizioni per il rispetto dei diritti degli abitanti e non hanno ottemperato persino alle loro stesse delibere (vedi o.d.g. del Consiglio Comunale del 4 ottobre 2000). E nonostante le numerose denunce e proteste, l’occupazione del territorio continua e si espande.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: circolazione di ingenti capitali di dubbia provenienza, condizioni dei lavoratori cinesi che si possono definire vicine alla realtà dello schiavismo, con un silenzio preoccupante e quasi complice delle OO.SS., attentato alla sicurezza comune .
L’esasperazione di 22.000 residenti, che si sentono sconfitti ed espropriati del loro territorio, ridotto a pura merce, ci allarma per il pericolo di possibili conflitti interetnici.
Pertanto ci appelliamo a Lei affinché in tempi rapidi vengano ripristinate all'Esquilino le condizioni che garantiscano la legalità, l’ordine e la sicurezza.
Signor Presidente, sappiamo quanto Lei abbia a cuore il rapporto diretto con le persone, pertanto la invitiamo a venire personalmente a incontrarci, quale Garante dei diritti costituzionali e perché tale gesto darebbe agli abitanti dell’Esquilino una speranza e la certezza di fare ancora parte della Repubblica Italiana. Cordialmente
Roma, 2 dicembre 2000
I cittadini e le cittadine dell’Esquilino Associazione degli abitanti di via Giolitti
Via Achille Grandi 21- 00185 Roma
tel. 067016968- fax 0677072040