Alla cortese attenzione del prof. G. Bolaffi Esquilino: una questione mal posta

 

Quando una popolazione esprime un disagio, sarebbe un buon metodo, soprattutto per chi ha lunghe frequentazioni con la ricerca sociale e accademica, andare a verificare "sul campo", osservare e conoscere, prima di bacchettare e dare lezioni di democrazia.

Prof. Bolaffi, eserciti per un attimo la sua "immaginazione" sociologica. Chiuda gli occhi e li riapra subito dopo. Intorno a lei il paesaggio si è completamente modificato e si va modificando di secondo in secondo. La sua vita quotidiana è sconvolta. Scomparsi all’improvviso nuovi e antichi negozi, che le permettevano di vivere una vita normale soddisfacendo i suoi bisogni. Al loro posto, come in un brutto sogno, comprati a suon di miliardi, magazzini di stoccaggio di merci tutte uguali, sdoganate in Italia, a Napoli, perché altri paesi non lo permetterebbero, destinate a mercati e mercatini italiani ed esteri, spesso contraffatte, pericolose (solo che lo si voglia vedere, come accade in questi giorni), altamente infiammabili; balle e balle fino al soffitto (dovrebbe vedere i retrobottega, oltre che la finta vendita al dettaglio); tir, furgoni e furgoncini che intasano le vie, occupano le carreggiate e i marciapiedi, i passaggi pedonali e quelli dei portatori di handicap; a tutte le ore, senza sosta, un andirivieni "operoso" di carrelli. Sono rimaste quasi esclusivamente farmacie, tabacchi, qualche bar. E tutto in pieno centro storico!

Lei chiama questo modernizzazione. Noi, però, non riusciamo ancora a guardare quel che accade nel nostro Rione con il cinismo di cui lei dà prova parlando dei costi sociali inevitabili quando "il nuovo si avventa sul passato". Pensavamo di esserci allontanati dal selvaggio laissez-faire e dal darwinismo sociale ottocentesco che a lei sembra tanto normale.

Ci si chiede un’ assimilazione al contrario. Ci dia una sola ragione per cui dovremmo farlo.

Qui non si tratta di immigrazione, né la nostra situazione è comparabile con quella di Trastevere, o di Londra, Parigi, New York..

Non siamo stati noi ad inventare le triadi, la schiavitù globalizzata, di cui parlano tutti i giornali e i rapporti delle forze dell’ordine.

Creda, le denunce degli abitanti non sono mancate. E la nostra coscienza non riesce ancora a essere indifferente di fronte a barboni abbandonati a se stessi nella stazione della metropolitana o sotto i portici di piazza Vittorio, alle numerose risorse umane le cui uniche possibilità di vita sono il furto, lo spaccio, il lavoro nero, il lavoro schiavistico. Il nostro compito come associazione è lottare per una qualità di vita migliore per tutti gli abitanti, immigrati compresi. Le nostre proposte, presentate al Comune di Roma al tavolo delle trattative aperto dagli amministratori, sono state recepite in delibere che però non danno luogo a interventi concreti. Noi chiediamo semplicemente che i processi siano guidati e governati, non scaricati sui cittadini. Abbiamo chiesto:

politiche sociali e ridefinizione delle politiche dell’accoglienza

piano commerciale e urbanistico

spostamento del fatiscente mercato di piazza Vittorio nella nuova sede costruita da più di un anno, che già andava degradandosi

salvaguardia e valorizzazione del patrimonio artistico, archeologico, culturale del Rione (il

Tempio della Minerva rischia di crollare, studio Enea)

ridefinizione della viabilità

A proposito, la nostra Associazione è nata tre anni fa per tutelare la salute degli abitanti della via, esposti a livelli di inquinamento acustico, atmosferico, vibrometrico più elevati che in tutta la città (indagini ASL e Comune di Roma). I nostri palazzi, per il traffico e per il passaggio dell’obsoleta linea Laziali-Pantano, rischiavano di crollare.

Prof. Bolaffi, lasci stare la genetica, le religioni, i colori della pelle. Qui si tratta di ben altro. Ideologizzare i problemi impedisce solo una discussione pacata e puntuale sul governo della città.

Invitiamo anche lei a venire all’Esquilino, troverà una situazione più eloquente di mille parole.

 

Per l’Associazione degli abitanti di via Giolitti e delle strade limitrofe

Maria Prassede Capozio